"politics" di Dwight Macdonald (1944-49)

Gregory Sumner racconta "politics", rivista della sinistra radicale statunitense che radunò a sè anche importanti intellettuali europei

politics (1944-49)


"Dwight Macdonald era un iconoclasta, un autore unico nel panorama americano, instancabile. Faceva parte a pieno titolo di quel gruppo di intellettuali noti come i 'New York intellectuals', che negli anni ‘30 gravitavano intorno al giro di Partisan Review. Macdonald era stato anche tra i fondatori di quella rivista. Un uomo che non era mai riuscito a rimanere entro confini ideologici, nella sua continua ricerca di un’umanità al di là degli ideali e delle ideologie degli anni ‘30. Non era mai stato nemmeno un buon comunista. Sempre negli anni ‘30 ebbe a che fare con Trotzky, arrivando addirittura a sfidarlo circa la storia delle attività in cui questi era stato implicato durante la rivoluzione. Trotzky ne rimase infastidito, famosa la sua battuta: 'Tutti hanno il diritto di essere stupidi, ma il compagno Macdonald abusa di questo privilegio!'". (Di Gregory Sumner, da Una città)


(Nella foto da sinistra in alto: Heinrich Blucher, Hannah Arendt, Dwight Macdonald, la sua seconda moglie Gloria Lanier; seduti: Nicola Chiaromonte, Mary McCarthy e Robert Lowell, 1966. Foto tratta da Dwight Macdonald and The politics Circle di G. Sumner, 1996)




Gli "ancestors" di politics

La recensione scritta da "Volontà"


Un'analisi in una lettera di Chiaromonte a Caffi