Discorso pronunciato nel convegno lombardo degli amici di "Critica Sociale" tenutosi a Milano nei giorni 7-8 sett. 1946 — Per l'autonomia del Partito Socialista. Marxismo ed utopismo

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Discorso pronunciato nel convegno lombardo degli amici di "Critica Sociale" tenutosi a Milano nei giorni 7-8 sett. 1946

Per l'autonomia del Partito Socialista. Marxismo ed utopismo

Autore
Faravelli, Giuseppe
Editore
Industria d'arti grafiche Paolo Pellegatta, Busto Arsizio
Lingua
Italiano
Prima edizione
1947
Pagine
29

Note

Giuseppe Faravelli (Broni, Pavia 1896 - Milano 1974) dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale, fu impegnato nei "Gruppi studenti socialisti” all’università di Pavia. Divenuto negli anni successivi segretario della Camera del Lavoro di Pavia poi della Federazione provinciale del PSI e direttore del giornale socialista La Plebe, fu anche consigliere comunale di Broni e membro della giunta provinciale amministrativa della stessa città. Nel 1922 aderì al Partito Socialista Unitario (PSU), lo spezzone riformista e turatiano che si allontana dal PSI dopo la scissione comunista del 1921. Adoperatosi per ricostituire un tessuto socialista clandestino nella lotta antifascista, rappresentò il partito socialista nel Comitato del movimento "Giustizia e Libertà", essendo convinto assertore della presenza socialista in esso. Espatriato nel 1931 a Parigi e poi in Svizzera per evitare il carcere, fra il 1934 ed il 1937 Faravelli assicura i contatti fra il Centro socialista interno (CSI) e la direzione del PSI in esilio a Parigi. Sempre alla ricerca di nuove strade per il movimento socialista, che egli concepisce autonomo e libertario e fautore del coordinamento tra emigrazione e antifascismo interno, denunciò insieme a Tasca (con cui già aveva promosso l'uscita della rivista Politica socialista) l'unità d'azione con i comunisti. Nel 1942 venne arrestato dal governo di Vichy e tradotto in Italia dove fu condannato a trent'anni dal Tribunale Speciale. Evaso nel settembre del 1944 riparò in Svizzera e dopo la Liberazione fu membro della direzione del Partito socialista italiano di unità proletaria (PSIUP) ed estensore di un Progetto di Statuto del Partito che si prefiggeva di rinnovare la tradizione riformista, democratica e autonomista del vecchio PSU. Nel settembre del '45, insieme con Ugo Guido Mondolfo fece rinascere la rivista Critica Sociale. Alla fine del 1946 Faravelli è inoltre tra i fautori della scissione di palazzo Barberini che nel gennaio 1947 portò alla nascita del Partito socialista dei lavoratori italiani (PSLI) di cui venne nominato, seppur per breve tempo, segretario. Nell'estate 1949 si prodigò per la riunificazione socialista, ma, a seguito delle dure posizioni assunte dalla dirigenza moderata socialdemocratica, fu costretto a uscire dal PSLI, partecipando alla fondazione del Partito socialista unitario (PSU) nel dicembre 1949 e assumendo l'incarico di direttore dell'organo di stampa della nuova formazione, Lotta socialista. Nel gennaio 1952 fu eletto nella direzione del Partito socialista democratico italiano (PSDI), sorto dalla unificazione tra PSLI e PSU. Fondò e diresse insieme con Paolo Vittorelli, Tristano Codignola e U. G. Mondolfo il quindicinale Nuova Repubblica. Nel 1959, col Movimento unitario di iniziativa socialista, rientrò nel PSI restandovi fino alla morte e continuando tuttavia a sostenere un ruolo di raccordo tra PSI e PSDI in vista di una possibile fusione dei due partiti. E' stato direttore di Critica Sociale dal 1958 fino alla morte nel 1974.

Per saperne di più
su Giuseppe Faravelli leggi
Le sette lettere ad Andrea Caffi tra il novembre 1946 e il giugno 1947 sullo sfondo della scissione, nel 1947, del Partito Socialista italiano fra autonomisti e frontisti